L’euro come valuta internazionale
By admin at 7 February, 2008, 2:54 pm
Il dollaro resta ancora la valuta internazionale dominante, ma l’euro è diventato la seconda valuta del mondo dopo il suo lancio. Vi sono un certo numero di fattori che contribuiranno a promuovere il suo utilizzo a livello internazionale. Il primo è costituito dalle notevoli dimensioni dell’economia dell’area dell’euro. Essa rappresenta approssimativamente il 16% del PIL mondiale ed è pertanto leggermente inferiore a quella degli Stati Uniti (21%), ma superiore a quella del Giappone (8%). Le cifre riguardanti la quota di ciascuna di queste tre aree nel commercio mondiale di beni e di servizi sono simili. Il secondo fattore che contribuisce all’attrattiva dell’euro come valuta internazionale è la sua stabilità, che riflette i fondamentali economici sani dell’area dell’euro, supportati dal quadro di politica economica dell’UEM orientato verso la stabilità. Il terzo fattore è il processo di integrazione dei mercati finanziari nazionali in Europa in vasti mercati finanziari paneuropei, dotati di profondità e liquidità, che rafforzeranno il ruolo dell’euro nell’ambito delle attività internazionali di mutuo e di prestito. È tuttavia probabile che a causa di effetti di rete e di scala il dollaro statunitense resterà la valuta dominante. In ogni caso l’internazionalizzazione dell’euro è un processo trainato dal settore privato, poiché l’Eurosistema non si è fissato come obiettivo politico né di ostacolare né di promuovere attivamente questa internazionalizzazione.
È l’area dell’euro, e non i suoi Stati membri, ad essere presa in considerazione dal resto del mondo quando ci si occupa dei problemi macroeconomici internazionali. Le istituzioni internazionali incaricate della sorveglianza multilaterale, come l’FMI e l’OCSE, hanno iniziato a riconoscere le implicazioni dei cambiamenti in corso valutando in modo regolare l’orientamento macroeconomico generale dell’area dell’euro. Questa evoluzione si riflette anche nelle dichiarazioni dei ministri delle finanze del G7 che non parlano più dell’orientamento macroeconomico dei singoli Stati membri, bensì della situazione globale di questa area.
L’UEM ha dato impulso ad un processo di elaborazione di posizioni comuni europee che permette alla Comunità di iniziare a svolgere un ruolo internazionale commisurato al suo peso economico e finanziario. Questa evoluzione deve essere completata da nuovi progressi sul piano della rappresentanza.
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