Bollettino Banca D’Italia 2008
By admin at 15 January, 2008, 10:09 pm
Le turbolenze sui mercati finanziari internazionali, attenuatesi dalla seconda metà di settembre, si sono riacutizzate nel quarto trimestre. Vi hanno influito numerosi fattori: l’ulteriore peggioramento delle condizioni nel settore immobiliare statunitense; revisioni al ribasso del rating di strumenti connessi con i mutui ipotecari e di altri prodotti di finanza strutturata; le ingenti svalutazioni di tali strumenti annunciate o iscritte a bilancio dagli intermediari finanziari e le conseguenti preoccupazioni per le loro condizioni patrimoniali. Dalla metà di ottobre le quotazioni sulle principali borse mondiali hanno registrato nuove,
consistenti diminuzioni . La caduta dei corsi è stata accentuata per le società finanziarie statunitensi (-16 per cento dall’inizio di ottobre). I differenziali di rendimento tra le obbligazioni societarie e i titoli pubblici con scadenza analoga hanno ripreso ad aumentare per tutte le classi di rating . La consistenza di carta commerciale garantita da attività reali e finanziarie (asset backed commercial paper) sul mercato statunitense, la cui contrazione si era attenuata in ottobre, ha ripreso a calare rapidamente; all’inizio di gennaio era inferiore di quasi un terzo rispetto al valore massimo registrato alla metà di agosto. La variabilità dei prezzi dei titoli a reddito fisso e delle azioni è nuovamente salita, superando in alcuni casi i livelli raggiunti in agosto . La ricomposizione dei portafogli verso attività più liquide e meno rischiose ha contribuito ad accentuare il calo dei rendimenti delle obbligazioni pubbliche a lungo termine emesse dai paesi industriali; negli Stati Uniti, il consolidarsi delle attese di un rallentamento dell’economia , ha favorito una loro discesa al di sotto del 4 per cento . Nei paesi emergenti i premi per il rischio, misurati dal differenziale di rendimento tra i titoli di Stato a lungo termine in dollari e quelli del Tesoro statunitense, hanno raggiunto in novembre livelli più elevati di quelli dello scorso agosto, pur rimanendo contenuti nel confronto storico. Nonostante l’aumento della volatilità sui mercati azionari e dei cambi, non sono emersi segnali di fuga degli investitori internazionali da tali paesi. In novembre i tassi d’interesse sui principali mercati interbancari sono risaliti marcatamente, riflettendo l’accresciuta percezione del rischio di controparte e il tentativo delle banche di minimizzare la propria esposizione in vista della compilazione dei bilanci di fine anno. Per contrastare queste tensioni la Riserva federale, la BCE e la Banca d’Inghilterra hanno annunciato, e successivamente avviato, una serie di operazioni di rifinanziamento con scadenze più lunghe di quelle usuali e tali da coprire la fine dell’anno. Il 12 dicembre le tre istituzioni, assieme alle banche centrali canadese e svizzera, hanno attuato un’azione coordinata per soddisfare la domanda di liquidità in dollari da parte delle banche europee. Tali interventi hanno mantenuto condizioni ordinate sui mercati a cavallo della fine dell’anno e attenuato le pressioni sui tassi interbancari, senza peraltro eliminarle. All’inizio di gennaio il differenziale tra il tasso interbancario a tre mesi e il corrispondente tasso su operazioni con garanzia era pari a 50 punti base nel caso dell’euro, a 60 punti per il dollaro e a 40 punti per la sterlina; prima dello scorso agosto tali valori erano in media pari rispettivamente a circa 10, a 20 e a 15 punti base.
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