CLIMA: WWF "SALVARE ZONE UMIDE, IMMAGAZZINANO 35% DEL CO2"
By admin at 6 February, 2009, 9:42 am
(AGI) – Roma, 2 feb. – Le zone umide regolano e mitigano gli impatti dei cambiamenti climatici, immagazzinando il 35% del carbonio terrestre globale. E’ quanto rileva il Wwf, in occasione della Giornata Mondiale delel Zone Umide che cade domani. Le zone umide occupano soltanto il 6% della superficie del pianeta, e quelle che contengono torba rappresentano il piu’ efficiente “magazzino” di carbonio tra tutti gli ecosistemi terrestri: ne trattengono il doppio di quello presente nell’intera biomassa forestale del mondo e per molto tempo, al contrario delle foreste. Le zone umide sono luoghi preziosi per attivita’ vitali come l’agricoltura e la pesca – producono il 24% del cibo del mondo – e sempre di piu’ anche per il turismo e per le altre attivita’ legate al tempo libero. Sono infine ottime palestre per l’educazione e la divulgazione ambientale. La loro distruzione comporterebbe conseguenze gravissime. Secondo le stime attuali infatti, sarebbero circa 771 miliardi di tonnellate di gas serra (soprattutto CO2 e metano) che verrebbero rilasciate da questi ambienti se fossero bonificati, una quantita’ insomma pari a quella attualmente in atmosfera. Ricoprono inoltre un ruolo fondamentale nell’attenuare gli impatti da eventi climatici estremi e catastrofi naturali, come gli tsunami. Le zone umide – avverte il Wwf – stanno scomparendo dal pianeta. Nell’ultimo secolo circa il 60% del patrimonio mondiale e’ andato distrutto e ben il 90% nella sola Europa. Le cause sono tante: il 26% sono state prosciugate per far posto ai coltivi in agricoltura o per dare spazio allo sviluppo urbano; l’inquinamento, la costruzione di dighe, il prelievo non regolamentato da sorgenti e falde, lo sfruttamento delle risorse, ha fatto il resto. L’Italia ha perso in 2000 anni una superficie immensa di zone umide. Dei circa 3 milioni di ettari originari, all’inizio del XX secolo ne restavano 1.300.000 ettari fino a precipitare ai 300.000 ettari nel 1991. Oggi ne sopravvivono appena lo 0,2%, tra aree interne e marittime. (AGI)
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