Inflazione Italia nel 2008

By admin at 24 February, 2008, 5:07 pm

Gli Stati Uniti stanno attraversando un periodo di forte crisi economica e tale crisi si sta urtroppo propagando nel resto dei Paesi Sviluppati dipendenti dagli Usa. E tali ripercussioni le stiamo subendo anche in Italia, anche a causa della forte dipendenza energetica dagli altri paesi auropei e non.

In Italia l’inflazione al consumo salirebbe poco al di sopra del 2,5 per cento in media quest’anno; ornerebbe attorno al 2 per cento dal prossimo autunno e nella media del 009. Le revisioni rispetto alle valutazioni di luglio riflettono soprattutto li aumenti dei prezzi internazionali del greggio e dei beni agricoli (cfr. il cap. 2.1). Nel 2008 la dinamica salariale risentirebbe della sigla di numerosi contratti di settore non rinnovati nel corso del 2007; l’aumento del costo del lavoro per unità di prodotto sarebbe di poco superiore al 3 per cento nel settore privato e al 3,5 per cento nell’intera economia (valori più elevati di quelli del 2007 per circa 1 e 2 punti percentuali, rispettivamente); vi contribuirebbe il rallentamento
ciclico della produttività, che tornerebbe a ristagnare. In un contesto di crescita economica moderata e di più forti pressioni competitive dall’estero, l’accelerazione del CLUP si accompagnerebbe con una temporanea contrazione dei margini di profitto. L’incertezza tipica di ogni previsione macroeconomica è accresciuta in questa fase dai dubbi che tuttora circondano l’evoluzione attesa delle turbolenze finanziarie internazionali. È possibile che nuove difficoltà sui mercati finanziari e correzioni sui mercati immobiliari, particolarmente negli Stati Uniti, inducano un rallentamento superiore alle
attese in molte economie, che si rifletterebbe in un deciso indebolimento della domanda mondiale; questa, nelle ipotesi dell’esercizio previsivo di dicembre concordate nell’Eurosistema, qui riprodotte, è invece ipotizzata addirittura in lieve accelerazione. Resta elevata l’incertezza legata all’andamento del prezzo del petrolio, caratterizzato da forte volatilità. Un ulteriore elemento di rischio riguarda l’effetto sull’inflazione al consumo, e quindi sui redditi e sui consumi, dei recenti forti rincari delle materie prime alimentari; questi, come già accennato, sono stati causati sia da restrizioni dell’offerta, temporanee, sia da fattori di domanda, che sono invece tendenzialmente duraturi (cfr. il cap. 2.1). Le quotazioni futures, incorporate nella previsione, segnalano un forte rallentamento dei prezzi delle materie prime alimentari dalla metà di quest’anno, che potrebbe rivelarsi ottimistico.
Dal lato delle incertezze di segno contrario, va osservato come nel rallentamento previsto delle esportazioni giochi un ruolo centrale la perdita pluriennale di competitività di prezzo. Questa potrebbe però venire compensata, almeno in alcuni settori e imprese, da nuovi vantaggi competitivi di carattere strutturale, basati sulla innovazione di prodotto e sull’uso della tecnologia. Tali processi non sono rilevabili con strumenti econometrici di previsione, come quelli utilizzati per realizzare questo quadro, ma di essi vi è qualche evidenza in studi ad hoc. L’interpretazione degli andamenti recenti e prospettici delle esportazioni è d’altro canto resa difficile da dubbi sulla attribuzione statistica dei valori complessivi esportati
alle quantità e ai valori medi unitari; l’Istat ha annunciato la prossima revisione di questi dati per i primi mesi dell’anno in corso.

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